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Gli articoli e gli approfondimenti che compaiono sul foglietto settimanale della parrocchia

Custodire il creato, per coltivare la pace - 28.VII.:2010 Stampa

    5ª  Giornata per la Salvaguardia del creato - 1 settembre 2010

    "Custodire il creato, per coltivare la pace"

… Pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre: “Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale” (Benedetto XVI, Enciclica “Caritas in veritate”, n. 51).

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Il magistero del Papa - 10.VII.2010 Stampa

Il magistero del Papa

«… La vera preghiera non è affatto estranea alla realtà. Se pregare vi alienasse, vi togliesse dalla vostra vita reale, state in guardia: non sarebbe vera preghiera! Al contrario, il dialogo con Dio è garanzia di verità, di verità con se stessi e con gli altri,e così di libertà. Stare con Dio, ascoltare la sua Parola, nel Vangelo, nella liturgia della Chiesa, difende dagli abbagli dell’orgoglio e della presunzione, dalle mode e dai conformismi, e dà la forza di essere veramente liberi, anche da certe tentazioni mascherate da cose buone. Mi avete chiesto: come possiamo essere “nel” mondo ma non “del” mondo?  

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Il magistero del Papa - 3.VII.2010 Stampa

Il magistero del Papa

«I testi biblici di questa Liturgia eucaristica della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo, nella loro grande ricchezza, mettono in risalto un tema che si potrebbe riassumere così: Dio è vicino ai suoi fedeli servitori e li libera da ogni male, e libera la Chiesa dalle potenze negative In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr Mt 10,16-33) – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. 

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Dal magistero del Papa Stampa

Dal magistero del Papa - 26.VI.2010

«Nel Vangelo dell’odierna domenica, il Signore domanda ai suoi Discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Lc 9,20). A questo interrogativo l’apostolo Pietro risponde prontamente: «Tu sei il Cristo di Dio, il Messia di Dio» (cfr Iibid.), superando, così, tutte le opinioni terrene che ritenevano Gesù uno dei profeti. Secondo sant’Ambrogio, con questa professione di fede, Pietro «ha abbracciato insieme tutte le cose, perché ha espresso la natura e il nome» del Messia (Exp. in Lucam VI, 93, CCL 14, 207). E Gesù, di fronte a questa professione di fede rinnova a Pietro e agli altri discepoli l’invito a seguirlo sulla strada impegnativa dell’amore fino alla Croce. Anche a noi, che possiamo conoscere il Signore mediante la fede nella sua Parola e nei Sacramenti, Gesù rivolge la proposta di seguirlo ogni giorno e anche a noi ricorda che per essere suoi discepoli è necessario appropriarci del potere della sua Croce, vertice dei nostri beni e corona della nostra speranza.

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Celibato dei sacerdoti - 19.VI.2010 Stampa

«Il celibato dei sacerdoti è un sì definitivo, un darsi nelle mani del Signore, un atto di fedeltà e fiducia che suppone anche la fedeltà del matrimonio»


«Grazie per le due parti della sua domanda. La prima, dove mostra il fondamento permanente e vitale del nostro celibato; la seconda che mostra tutte le difficoltà nelle quali ci troviamo nel nostro tempo. Importante è la prima parte, cioè: centro della nostra vita deve realmente essere la celebrazione quotidiana della Santa Eucaristia; e qui sono centrali le parole della consacrazione: «Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue »; cioè: parliamo « in persona Christi ». Cristo ci permette di usare il suo «io», parliamo nell’«io» di Cristo, Cristo ci «tira in sé» e ci permette di unirci, ci unisce con il suo «io». E così, tramite questa azione, questo fatto che Egli ci «tira» in se stesso, in modo che il nostro «io» diventa unito al suo, realizza la permanenza, l’unicità del suo Sacerdozio; così Lui è realmente sempre l’unico Sacerdote, e tuttavia molto presente nel mondo, perché «tira» noi in se stesso e così rende presente la sua missione sacerdotale. Questo vuol dire che siamo «tirati» nel Dio di Cristo: è questa unione

 

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Dives in miseicordia - 12.VI.2010 Stampa

«La Chiesa vive una vita autentica, quando professa e proclama la misericordia - il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore - e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice. Gran significato ha in questo ambito la costante meditazione della parola di Dio e, soprattutto, la partecipazione cosciente e matura all'Eucaristia e al sacramento della penitenza o riconciliazione. L'Eucaristia ci avvicina sempre a quell'amore che è più potente della morte: «Ogni volta - infatti - che mangiamo di questo pane e beviamo di questo calice», non soltanto annunciamo la morte del Redentore, ma ne proclamiamo anche la risurrezione, «nell'attesa della sua venuta» nella gloria. Lo stesso rito eucaristico, celebrato in memoria di colui che nella sua missione messianica ci ha rivelato il Padre, per mezzo della parola e della croce, attesta quell'inesauribile amore in virtù del quale egli desidera sempre unirsi ed immedesimarsi con noi, andando incontro a tutti i cuori umani. È il sacramento della penitenza o riconciliazione che appiana la strada ad ognuno, perfino quando è gravato di grandi colpe. In questo sacramento ogni uomo può sperimentare in modo singolare la misericordia, cioè quell'amore che è più potente del peccato.

(Giovanni Paolo II, Lettera enciclica “Dives in misericordia”, 1980, 13) 

 
Davanti alla Sacra Sindone - 8.V.2010 Stampa
“Meditazione” di Papa Benedetto XVI davanti alla Sacra Sindone
 
Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini.
Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. 
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